L’altro giorno, in ufficio: l’anticamera
dell’Inferno.
Il telefono che squilla ogni pochi minuti, mail “urgenti” che strombazzano notifiche di ricezione una dopo l'altra, a sciami; in sottofondo e negli uffici adiacenti voci irritate più o meno alte di colleghi che discutono tra loro o al telefono.
Il telefono che squilla ogni pochi minuti, mail “urgenti” che strombazzano notifiche di ricezione una dopo l'altra, a sciami; in sottofondo e negli uffici adiacenti voci irritate più o meno alte di colleghi che discutono tra loro o al telefono.
Le continue richieste e
interruzioni non permettono di concentrarti... e tu, con un senso crescente di
esaurimento e di angoscia, mentre non riesci a chiudere un’urgenza prima che ne
arrivino altre due che vanno sbrigate entro subito, piano piano cominci a
sentirti soffocare.
Quando, dopo
l'ennesima interruzione a quello che stavo tentando di fare, ho sbattuto con
rabbia il telefono, mi sono improvvisamente accorto che era proprio così: ero
davvero senza fiato.
Proprio non respiravo. Facevo brevissime
inspirazioni brevi, come quelle dei cagnolini: una roba del tipo Anf-anf-anf-anf,
ingobbito sulla scrivania con la cassa toracica contratta, richiusa su se
stessa, quasi non ce la facevo a fare un'inspirazione completa.
Calma. Sì,
bravo, come sarebbe “calma”… è la parola più fuori luogo: c'è la relazione da preparare entro fine giornata
che il capo poi deve controllarla, le mail da sistemare prima che ne arrivino
altre, i certificati da mettere in tabella dopo averli controllati che vanno
resi disponibili se qualcuno ne ha bisogno... e se non mi sbrigo a finire ci
saranno altre seccature che si accavalleranno sulla prima….!
PRIMA devo
sistemare questi, POI magari mi prenderò un momento per rilassarmi.
E invece no. No. Assolutamente: NO.
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| Per essere più precisi |
E’ esattamente in questi momenti che bisogna uscire dal vortice, non aspettare
di affogare. Anzi, proprio quando non si ha un momento per prendere fiato, è quello
il momento di prenderlo, perché è quello di cui si ha bisogno.
Per esperienza, respirare
profondamente è la cosa più semplice ed efficace da fare quando si è in preda allo
stress. Personalmente mi sento un po’ in colpa a fermarmi deliberatamente e
cercare di tornare tranquillo e pacifico mentre tutti intorno stanno impazzendo
e sembrano gettarsi nella mischia al limite dell’esaurimento nervoso, ma ci si
può consolare pensando che, dopo il rilassamento, si potrà tornare ad essere
isterici, se lo si vuole ancora.
Quando la mente è stressata e in
ansia, la respirazione è breve e superficiale; mentre quando è tranquilla e rilassata, è ampia e profonda.
Le due cose vanno di pari passo, per cui è possibile in un certo senso “far ricordare”
alla mente di stare tranquilla facendo una serie di respiri lenti e profondi;
un po’ come succedeva al cane di Pavlov.
Prendere un profondo respiro è un
buon inizio, ma si può fare di meglio.
Curiosamente, quasi nessuno insegna a respirare. Ci si aspetta che uno lo faccia bene in automatico, in modo naturale; il che ha senso, se non fosse che la vita che ci inscatola quasi tutti in ambienti artificiali e posture sedentarie hanno ben poco di naturale.
Come spiegato dettagliatamente in
Tecniche di Respirazione Yoga (altro libretto gratis che al momento si può scaricare
qui) ci sono svariati modi di introdurre/espellere aria nei polmoni, differenti tra loro per efficacia.
I quattro principali
tipi di respirazione sono:
- La respirazione alta, effettuata con la parte superiore dei polmoni, nella zona delle clavicole: usata da sola è un modo di respirare schifoso, particolarmente inefficiente.
- La respirazione media, intercostale, che avviene nell’area del petto espandendo le costole. E' il mio modo di respirare quando sono nervoso e non ci sto attento.
- La respirazione bassa, a livello addominale, che comporta un notevole uso del diaframma (il muscolo normalmente semisconosciuto che sta tra i polmoni e l’intestino) e che in quanto a efficienza è il migliore dei tre finora visti. Spesso, quando si parla di “fare un respiro profondo”, viene fuori una respirazione bassa.
- La respirazione completa, che in sostanza combina i precedenti uno dopo l’altro.
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| il muscolo diaframma |
Respirando normalmente, è molto importante usare sempre
il naso e mai la bocca.
Il libretto proposto questa settimana si snoda attraverso
una prima parte introduttiva, in cui illustra i quattro tipi di respirazione
(alta, media, bassa, completa), per poi elencare una lunga serie di esercizi e
tecniche respiratorie da provare in varie circostanze.
Alcuni, in effetti, soprattutto andando avanti con il libretto, hanno nomi altisonanti e l’aria un po’ esoterica, come “l'esercizio degli otto passi" o "l'esercizio per stimolare le cellule polmonari”, ma in realtà sono tutti abbastanza
fattibili senza dare troppo nell’occhio; non ci sono posizioni particolarmente eccentriche,
nessun gesto strano da tenere con le dita, nessun mantra da ripetere ad alta
voce in speciali condizioni (tranne, forse, alcune forme di espirazione e gli
esercizi che interessano più parti del corpo oltre ai polmoni, che se eseguiti
in luogo pubblico –come l’ufficio- potrebbero attirare sguardi dubbiosi o perplessi).
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| Evitare di mettersi in posizione del loto sopra la scrivania diminuirà gli attriti col vostro capo. |
Sulla parte successiva, che riguarda aspetti più
particolari, come la capacità di assorbire il Prana (una specie di.. uh... energia vitale collegata allo spirito e al respiro) estraendola dall’aria insieme all'ossigeno, e addirittura di "caricare l'acqua con il Prana" (!) non
mi pronuncio.
Per quanto mi riguarda, dal punto di vista pratico e senza andarmi a invischiare nel capitolo della Coscienza Universale, ho trovato particolarmente
efficace già la semplice respirazione completa, quella che parte dal basso
ventre abbassando il diaframma, prosegue allargando le costole e termina
alzando le clavicole. La troverete ben descritta nel libretto. Può essere realizzata praticamente ovunque, non dà nell’occhio,
ed è un ottimo calmante in ufficio o prima di andare a riposare.
Respirando profondamente nei momenti di stress, quando l'agitazione e la frenesia fanno mancare il fiato, sarà
possibile trovare una scorciatoia per uscire dal turbine del caos, quando “l’urgente
fa perdere di vista l’importante” a causa del coinvolgimento emotivo che ci
impedisce di ragionare lucidamente; la respirazione completa permetterà di
mettere un attimo lo stress “in pausa” e, osservando con il ritrovato distacco, vedere più
lucidamente la situazione dall’esterno e escogitare una strategia per uscire da
un loop che rischia di farci girare come trottole impazzite per qualcosa
che, in fin dei conti, non è così vitale come sembra quando ci si è invischiati
dentro, facendoci ritrovare la tranquillità interiore e un certo benessere anche nei momenti più frenetici.
E, magari, facendoci staccare dieci minuti il telefono.
[illustrazioni prese da Google Immagini, credito agli autori]




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