27 giugno 2014

La fabbrica delle paranoie

Questa settimana vorrei parlare di un libro che affronta in una maniera leggera ma chiara un argomento importante, spesso sottovalutato: l'innato talento umano di incasinarsi la vita partendo da cose che hanno poca o nessuna attinenza con la realtà. 
Capacità che, comunque, con un minimo di applicazione si può facilmente riuscire ad affinare e sviluppare anche in chi dovesse nascerne sprovvisto.
Ho trovato questo libro in una bancarella una decina di anni fa e ne ho fatto uno dei miei preferiti; le caratteristiche salienti di questo piccolo manuale sono:
  • Un titolo curioso, molto azzeccato, studiato con lo scopo di incuriosire il passante agendo da efficacissimo "specchietto per allodole".
  • Un prezzo decisamente allettante (6€ circa).
  • Concetti spiegati in modo semplice ed efficace, senza troppi giri di paroloni.
  • Un grande assortimento di battute sciocche, per lo più di cattivo gusto, messe là per sdrammatizzare e alleggerire la trattazione in modo da non spaventare il lettore che teme il "mattonazzo psicologico".
  • Un grande amore e talento per utilizzo di note a pié di pagina, usate per ammassarci le battute del punto precedente, con il risultato pratico di ostacolare di continuo la lettura, irritare e far perdere il filo del discorso.
  • Uno stile dichiaratamente spigliato, simpatico e frizzante, che fa l'occhiolino al gergo degli adolescenti, che risulta quindi totalmente fuori luogo come un anziano che vuole a tutti i costi atteggiarsi a giovane.





 Detto questo, "Come Smettere di Farsi le Seghe Mentali" (Giulio Cesare Giacobbe, edizione Ponte alle Grazie) è davvero un ottimo libro, se si ha solo l'accortezza di saltare la parte in cui l'autore fa "gli onori di casa" (praticamente tutta la prima metà), ignorare le battute scurrili, tagliare tutte note a pié di pagina in quanto superflue, e dimenticare varie manciate di pagine riempite di aneddoti o giochi di parole un po' tirati per le lunghe, comunque irrilevanti per la trattazione.
Quello che rimane dopo questo repulisti, tuttavia, è di enorme importanza perchè quasi del tutto privo di concetti innovativi, perchè ciò che è fa è riprendere tecniche, frasi e consigli già proposti tipo duemilacinquecento anni fa, frutto di un copia&incolla dalla tradizione buddhista.

E, sempre a mio parere, è questo uno dei più grandi meriti di questo libretto: non inventarsi tecniche astruse o demenziali, l'equivalente delle diete estive del limone basate su una qualche cavolata new-age del momento, ma fare un'opera divulgativa di un'efficace tradizione filosofica millenaria, avvicinandola e rendendola accessibile ai lettori digiuni di concetti del pensiero orientale, presentandoli in modo accessibile e chiaro.
Cosa che avrebbe potuto fare fin da subito, dalla prima pagina, senza perdersi in una marea di preamboli ripieni di battute da osteria e note per fare il simpaticone; ma è curioso il fatto che pur avendo già trattato l'argomento in pubblicazioni precedenti -passate completamente in silenzio- il successo commerciale e la pubblicazione in massa gli sia arrivato con questo libro.

Come dire che per far prendere la pastiglia al cane è necessario avvolgerla nel prosciutto, e per spiegare la filosofia buddhista alla gente bisogna nasconderla bene sotto un linguaggio scurrile e giochi di parole volgari.




■ LA TRAMA ■

 

■ Seghe mentali e nevrotici: 

Il concetto di apertura, in sintesi, è che il mondo è popolato da nevrotici.
"Nevrotico" è una persona che pensa a cose che non sono reali; questa caratteristica è molto diffusa, visto che la chiave del discorso sta nella definizione di "realtà" (il nostro corpo fisico e quel poco di ambiente che lo circonda e lo avvolge); tutto il resto è dentro la testa di chi pensa le cose.
La "sega mentale" è quindi il pensare a cose fuori dalla realtà.
Dice il libro: "Quando l'essere umano si è civilizzato, ha eliminato i pericoli fisici dell'ambiente ma ha creato dei nemici ben più pericolosi dentro il suo cervello. Il suo Io [la percezione di sè stessi] si è esteso dal suo corpo, sua unica realtà, a una serie enorme di ruoli e immagini, cioè di simboli, non reali. 
Noi entriamo in allarme quando ci vengono minacciate le seguenti cose: la moglie, i figli, la casa, il conto in banca, l'automobile, il televisore, l'impiego, gli amici, il riposino del pomeriggio, il cane, i genitori, la reputazione, la salute, l'onore, il programma televisivo preferito, la prestanza, la morigeranza, l'onestà, l'intelligenza, l'importanza sociale etc. 

Più uno possiede cose e relazioni, più uno è ricco e potente, più il suo Io simbolico è esteso. È evidente che più è esteso il nostro Io, più esso è vulnerabile: il risultato è che noi ci sentiamo continuamente aggrediti in qualche parte simbolica del nostro Io."
La "sega mentale malefica", cioè quella che porta sofferenza, consiste quindi nell'identificazione di sè stessi con dei simboli, e nella successiva creazione di sofferenza in seguito alla supposizione di minaccia di questi simboli che vengono erroneamente scambiati per l'Io.
 

■ Lo scopo del pensiero:

La riflessione successiva riguarda l'utilizzo del pensiero e i "film" che ci facciamo in testa.
Si parte dalla considerazione il pensiero si produce indipendentemente dalla nostra volontà ed è fondamentalmente un surrogato dell'azione: una delle sue principali funzioni automatiche è quella di "valvola di sfogo" per scaricare la tensione mentale eccessiva (un po' come lo sbuffo di una pentola a pressione che, nella mente, alleggerisce la tensione eccessiva facendola sfogare), usato dal cervello per rendersi più accettabili le condizioni ambientali negative. Quello che succede durante una lezione noiosa in cui uno comincia a pensare a tutt'altro per compensare la frustrazione.

Un utilizzo del pensiero più evoluto è poi quello di risoluzione di problemi posti dall'ambiente tramite una simulazione mentale delle varie possibilità, fino a trovare una teorica risposta soddisfacente che progetti un'azione in grado di risolvere il problema iniziale.

Il pensiero, usato correttamente e quando sfocia in un'azione, può diventare "atto a eliminare quelle stesse condizioni ambientali negative che hanno attivato il pensiero e che costituiscono un problema."
Tuttavia se il pensiero resta fine a se stesso e non viene trasformato in azione, ovvero quando uno continua a ripensare in modo automatico e incontrollato a una cosa che non ha fatto o si scervella su un'azione che non ha ancora modo di compiere, diventa fine a se stesso e quindi sega mentale.
E importante quindi distinguere il pensiero che crea l'azione (che non è sega mentale) dal pensiero che non dà luogo l'azione (che è una sega mentale).


Se poi il cervello si mette a cercare una soluzione di un problema immaginario (cioè creato dal suo stesso pensiero), si mette a girare in folle cercando una soluzione che, ovviamente, non può trovare né con la simulazione né con l'azione, ed è quindi completamente fuori controllo in quanto la tensione si autoalimenta in un ciclo senza fine da cui non può uscire.
L'unico modo per risolverlo allora è quello di "rimuovere" il problema cercando di dimenticarlo o di seppellirlo oltre la sfera cosciente, ma anche questo non basta, perchè il problema rimosso semplicemente non viene riconosciuto dalla parte conscia mentre, in sottofondo, continua a generare altri pensieri.




■ LA TECNICA PER ELIMINARE LE SEGHE MENTALI ■



Il sistema per smettere di farsi le seghe mentali è, quindi, quello di rompere questo ciclo perverso e uscire dal regno illusorio della mente per ancorarsi alla realtà.
La tecnica proposta non è altro che un sunto del Settimo e dell'Ottavo Nobile Sentiero buddhista: la Retta Consapevolezza e la Retta Concentrazione, che si riferiscono all'essere sempre coscienti di quanto si sta facendo o dicendo, in qualunque situazione, e all'osservazione distaccata della propria mente e dei propri pensieri.


Riportando testualmente le parole del Buddha: "La Retta Concentrazione consiste nella concentrazione sul pensiero. La concentrazione sul pensiero consiste nell'osservazione distaccata dei propri pensieri. Osservate con distacco i vostri pensieri come osservate con distacco il volo lontano degli uccelli nella pace della sera.
Quando nasce un pensiero, piacevole o spiacevole, non fatevene intrappolare e non diventatene schiavi. Osservatelo con distacco e lasciatelo andare: esso non crescerà dentro di voi e non produrrà il frutto avvelenato della sofferenza.
Se voi fate crescere i vostri pensieri, essi divengono potentissimi e si impadroniscono di voi e vi rendono schiavi. Osservando con distacco il vostro pensiero, voi scoprirete una grande insospettata verità: che il vostro pensiero non è il prodotto della vostra volontà, ma è una pianta autonoma e indipendente da voi, alimentata dal vostro attaccamento, e che le sue radici affondano nella vostra paura.
Praticando l'osservazione distaccata del pensiero, i pensieri vani cesseranno e voi dimorerete nella Pura Coscienza. Con la concentrazione, potrete vedere in profondità nella natura delle cinque modalità della percezione: le sensazioni, le emozioni, i pensieri, la volontà e la coscienza".





Seguendo questo insegnamento, la tecnica proposta da Giacobbe dice infatti:


"Devi semplicemente rivolgere la tua attenzione su quello che stai facendo.
È ciò che il Buddha chiama « presenza mentale ».
La presenza mentale è il segreto per smettere di farsi le seghe mentali. La presenza mentale nella realtà è il segreto per godersi la vita. Infatti, se tu sei presente alle cose che stai facendo e che ti circondano, te le godi.
Ma ti accorgi presto che diventi partecipe della realtà, che diventi gli stessi oggetti che stai osservando. Cominci a vederli per quello che essi sono, senza alterarli con le interpretazioni della tua mente.
Perché quando osservi, quando osservi veramente, con attenzione, con partecipazione, smetti di pensare. Smetti di farti le seghe mentali."


Quando l'osservazione calma e distaccata passa dal mondo esterno ai nostri pensieri che ci scorrono nella testa, si ha quella che viene definita "meditazione".


"Comincia semplicemente con l'osservare ciò che ti circonda: devi arrivare al punto di essere capace di startene tranquillamente in una stanza e divertirti a scoprirne tutti gli aspetti.
Poi prova a deconcentrarti.
Cioè a non concentrare più la tua attenzione su qualcosa in particolare.
Lascia andare la tua attenzione in vacanza.
Sfoca il tuo sguardo. Lascia che la tua mente vada alla deriva.
Per farlo, devi diventare completamente passivo, devi diventare l’osservatore di ciò che ti circonda, del tuo corpo, delle tue sensazioni, dei tuoi pensieri, di tutto quanto si presenta alla tua coscienza, senza selezionare, senza desiderare, senza rifiutare, senza giudicare".

Con l'osservazione distaccata dei pensieri e il rilassamento la mente si quieta, il pensiero si calma e torna alla realtà; in questo modo la "sega mentale" perde finalmente di potenza, tornando ad essere vista per quello che è: il frutto incontrollato del pensiero, uno sfogo della tensione accumulata, una cosa minacciosa che crea agitazione ma che, molto probabilmente, non è reale.


[illustrazioni prese indiscriminatamente da Google Immagini, credito agli autori]

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