"Stirare è un'arte alla quale tutti possiamo ambire, seguendo alcuni piccoli accorgimenti: per il ferro a vapore potete usare quella recuperata dallo sbrinamento del freezer, o quella del rubinetto bollita e filtrata. Eliminate il calcare riempiendo il serbatoio con acqua e aceto bianco. Accendete il ferro, poi fate uscire il vapore, quindi strofinate la superficie della piastra con una candela bianca avvolta in un panno di cotone; strofinatela poi con una fettina di limone e rimuovete i residui con una pezzetta umida pulita. [...] Evitate, se possibile, di stirare per MOLTE ORE CONSECUTIVE, per evitare dolori alle gambe e problemi di circolazione alle gambe."
"Il bagno necessita di un'igiene quotidiana: la pulizia frequente vi permetterà di fare in fretta, evitando allo sporco di accumularsi. Pulite i sanitari con detergente, sbiancateli con succo di limone o aceto caldo, e passate l'asse del water con acqua ossigenata; quindi disfinfettate la spzzola del WC con candeggina. Pulite poi le piastrelle con uno straccio imbevuto d'alcool, quindi il pavimento; non limitatevi alla pulizia dei rubinetti ma pulite i filtri immergendoli in aceto caldo; poi lavate i mobiletti con una spugnetta, la tenda della doccia con l'alcool, e ripassate tutte le superfici in plastica con una pelle di daino."
"I balconi e le terrazze richiedono cura e manutenzione costante. Strofinate spesso la ringhiera con un panno di daino imbevuto di petrolio, lavatela accuratamente con acqua e ammoniaca, e quando sarà asciutta passateci uno straccio imbevuto d'olio."
"Il marmo sembra inattaccabile, in realtà ha bisogno di costanti cure. [...] Spolverate di frequente i vetri, per poi passare un giornale imbevuto di acqua e ammoniaca con movimenti circolari. [...] Se alle finestre avete veneziane, spolveratele spesso per eliminare la polvere che altrimenti finireste per respirare. [...] Le porte devono essere pulite di frequente. La costante pulizia e lucidatura delle maniglie, dove si annidano i batteri, è fondamentale. [...]"
* * *
Queste
e altre agghiaccianti perle di saggezza per una frequente, costante, fondamentale gestione domestica che occupi il 200%
del tempo libero stanno nel libro di oggi, “101 consigli e segreti per la casa”, una raccolta di consigli per casalinghe con tendenze psicotiche che ho avuto l’idea di comprare (in sconto alle bancarelle, come per
gran parte di altri miei libri assurdi) quando sono andato a vivere da solo,
sull’onda delle osservazioni altrui secondo le quali non avrei avuto la minima possibilità
tenere la casa organizzata e pulita.
E’ un libro deciso,
dall’aspetto squadrato, solido, utilissimo: intanto come fermaporta.
E'
soprattutto un libro dogmatico, che dispensa solide certezze: per esempio, la
prima volta che l’ho letto per organizzarmi riguardo alle pulizie, ho avuto
subito la solida certezza che seguendo quello che c’era scritto non sarei mai
stato radioso, spensierato, saltellante e realizzato come mostravano di essere, nelle foto
allegate, le infaticabili casalinghe che mi ero ripromesso di emulare.
Non che partissi proprio da zero: avevo già una
vaga idea del fatto che la cappa d’aspirazione della cucina andasse sgrassata
ogni tanto, diciamo una volta ogni cinque-dieci anni (un concetto che tuttora
tendo a rimuovere); o che sul lampadario della cucina col tempo si accumulasse polvere,
particelle grasso e peli di animale (un fenomeno che osservo con vivo interesse
e spirito scientifico a cadenze regolari di uno-due anni), e addirittura che le lampadine
quando si fulminano prima o poi vadano sostituite con altre funzionanti.
Così il primo giorno che ho
consultato il manuale dei "101 consigli e segreti per la casa", dopo una buona
colazione e armato di buona volontà e spirito di casalinga diversamente realizzata ho letto con attenzione alcuni capitoli del libro, redatto una lista delle cose urgenti da fare, assegnato le priorità, da "prossimamente" a "il più presto possibile"; quindi ho chiuso il libro e me sono andato in spiaggia.
Dopotutto avevo solo una mattinata per fare le pulizie e non l’intero weekend. Ma mi sono
ripromesso di pulire i sanitari prima di cena, se mi avanzavano cinque minuti.
D'altra parte la vita va presa il più possibile con filosofia, e la mia personale
visione delle faccende domestiche è una diretta conseguenza dell'osservazione
che, per quando a fondo tu pulisca, la casa appena ti volti ritorna ostinatamente sporca.
A coloro che la trovano una
filosofia disfattista, ribatto che è al contrario una teoria inconfutabile: anzi direi
scientifica, perché chiama in gioco il ritorno al caos e all’entropia. Ad aiutarmi a formularla, tra gli altri aiutanti vanno menzionati i miei coinquilini gatti che, già cinque minuti dopo che
ho passato l’aspirapolvere, riescono a disseminare il
pavimento di nuovi peli e impronte.
Mi
si obietta, di solito con esasperazione: “…Ma bravo! E allora vivi nel caos!”; che
peraltro tanto impensabile non deve essere, visto che è il motto di alcune
popolazioni - per lo più nomadi ed esperte nell'arte di arrangiarsi.
Non avendo la
sorte di appartenere a questa etnia, comunque, arrivo a intuire la necessità di
dare alla casa una parvenza di razionalità, anche se mitigata dal concetto per
cui la durata della vita umana è limitata e affannarsi troppo per una pulizia
perfetta della casa è una cosa mentalmente troppo snervante, un supplizio degno di Sisifo, e si tende a trincerarsi dietro un filosofico “A che pro”?
Dopotutto ci
sono sicuramente altre priorità che spingono a rimandare un po’ più tardi, solo
di qualche ora (almeno per cominciare), una cosa come le pulizie di casa.
Sulla tendenza umana di rimandare, e su come correggerla, si trovano facilmente maree di consigli, libri, blog,
manuali. Di questo teoricamente volevo parlare.
Vorrei
partire però da un'altra considerazione, presente in copertina del "Libro
dei Pigri Felici: Perchè puoi tranquillamente rimandare a domani quello che
dovresti fare oggi" e cioè che non sempre darsi da fare subito è la cosa
migliore da fare.
Insomma, dopotutto se Romeo avesse aspettato
un po’ prima di suicidarsi sulla tomba di Giulietta, i due sarebbero
felicemente invecchiati insieme.
Nel mio caso,
esaminando con attenzione il libro “101 consigli e segreti per la casa”, è
facile rendersi conto di quello che ostacola la produttività e spinge a
andarsene allegramente in spiaggia mentre la casa resta solitaria e desolata in balia del
caos e della rovina: la percezione di un compito troppo gravoso (o troppo
inutile, o troppo poco interessante, o magari tutte e tre le cose) per essere
svolto. C'è, mettendola in chiave economica, un rapporto costo
immediato/benefici futuri nel quale la prima parte viene percepita nettamente
più forte della seconda.
Stessa cosa per
la dieta: si sa perfettamente da qualche parte della testa che bisognerebbe,
per tutta una serie di motivi (estetici, di salute, bla bla) perdere quei chiletti
e fare palestra, ma di fronte alla fatica che si richiede ORA il beneficio
futuro (starsene in riva al mare, sorridenti e baciati dal sole, tra eventuali sguardi
ammirati dell’altro sesso dopo aver superato la prova costume, tra qualche
mese) perde come di importanza. Ma ovviamente non ci si vuole rinunciare:
allora, per compromesso, si temporeggia. Si fa una specie di contratto con se
stessi: solo per OGGI lasciamo stare, ma domani ci impegneremo con forza,
volontà, incrollabile determinazione e un pizzico di senso di colpa.
La distorsione
percettiva (cioè, la favola che ci raccontiamo) del futuro si snoda attraverso
vari assunti:
- Domani inizieremo subito col piede giusto (un po' spronati dal fatto che oggi abbiamo rimandato e quindi dobbiamo assolutamente recuperare).
- Essendo motivati e carichi, sapremo essere organizzati ed efficienti e passeremo da un compito all'altro agili e produttivi, come Mary Poppins che pulisce la casa cantando e schioccando le dita.
- Domani non ci saranno quegli ostacoli o imprevisti con cui dobbiamo fare i conti oggi.
Ad esempio: mi succede a volte, quando mi preparo ad andare al lavoro, di osservare distrattamente il bagno e fantasticare di come alla fin fine, piuttosto di andare in ufficio a girare carte, sarebbe addirittura gratificante (…!) stare a casa e pulirlo da cima a fondo. Ah, che soddisfazione fare qualcosa di utile!
Mi vedo già
produttivo, l'indomani, mentre passo alacremente il vetril sulla doccia con lo
stesso sorriso radioso che si vede in "101 consigli e segreti per la casa"
mentre godo della ritrovata armonia che, grazie alla candeggina, mi unisce ad
un ordine di esistenza superiore, razionale, dove tutto è ordinato e ha il suo
posto.
Ovviamente poi il weekend
di solito dormo fino alle dieci e quando riesco a uscire dal letto vado al
mare, riuscendo sì e no a tirare l'acqua dello sciacquone.
Come spiegato in
"Trappole Mentali" di Matteo Motterlini, quando si tratta di stimare
il tempo necessario per realizzare un compito che dobbiamo fare, comunque, le
statistiche parlano chiaro: si tende a sovrastimare le proprie forze e il
proprio impegno, a dimenticare la possibilità che possano sorgere imprevisti
(che dunque, sarebbero imprevisti previsti), sia quelli comuni che quelli meno
ordinari, tipo una malattia.
Un
procrastinatore è una persona che si sottrae agli impegni che sa di avere,
rimandandoli di giorno in giorno in attesa di un momento più propizio, finchè
la scadenza improvvisamente mostra il suo volto demoniaco e lo travolge in
un'ondata di panico. Piuttosto che fare la fatica e lo sforzo di un piccolo
passo oggi, si prende tempo e si giura di fare un passo doppio domani, quando
si sarà meno stanchi, più carichi.
D'altra parte è
abbastanza normale preferire un piccolo guadagno immediato (riposare o
cazzeggiare oggi) a uno più grande ma incerto o nel futuro; se poi per eseguire
il compito è evidentemente necessario ricorrere a capacità sovrumane, come
organizzare gli armadi per il cambio stagionale e lavare i maglioni (senza
centrifugare, senza appenderli, senza usare mollette, senza gocciolare, e senza
disporre di un campo di calcio libero ricoperto di asciugamani sul quale
distenderli), la risposta più normale è sentirsi inermi, sconfitti in partenza,
scoraggiati e sviluppando un sentimento di negazione. Sabato prossimo dormirò
bene, mi alzerò carico e non avrò alcuna difficoltà a fare il cambio degli
armadi. Promesso.
La strategia per
controbilanciare questa tendenza e "darsi una mossa" non è semplice.
■ Personalmente la contromisura migliore che ho trovato è il "divide et impera" , cioè dividere il compito in tanti piccoli passi e guardare con occhio miope solo il primo. Ignorando quelli dopo, lasciandoli fuori della porta a strillare. Non vi vedo, non vi sento. Se non li vedo non potete farmi ansia, mi occuperò solo di questo primo piccolo, innocuo problema qui davanti.
■ Personalmente la contromisura migliore che ho trovato è il "divide et impera" , cioè dividere il compito in tanti piccoli passi e guardare con occhio miope solo il primo. Ignorando quelli dopo, lasciandoli fuori della porta a strillare. Non vi vedo, non vi sento. Se non li vedo non potete farmi ansia, mi occuperò solo di questo primo piccolo, innocuo problema qui davanti.
Anche se poi il
"piccolo, innocuo problema" non fosse poi tanto innocuo, almeno ho cominciato: una
parte di lavoro svolto è meglio di zero realizzato (e molte ore di navigazione
in internet).
■ Anche affannarsi
subito non è di solito una buona idea: il lavoro, è dimostrato empiricamente, è
come l'aria: incontrollato, tende ad allargarsi fino a occupare tutto lo spazio
disponibile. Se ho una settimana o due, mi ritroverò comunque all'ultimo
momento a cercare di chiuderlo in tempo. Per cui, dopo prove ed errori, ho
sviluppato una strategia vincente: compatibilmente con il compito da svolgere,
inizio il più tardi possibile in modo da ottimizzare i momenti di panico in cui
mi rendo conto che non ce la posso fare in tempo.
Tanto so già che,
più o meno, l'80% del lavoro lo farò nel 20% del tempo che ho a disposizione
(questo lo vedremo in dettaglio in un altro post, però). L'importante è
sfruttare bene il tempo così guadagnato: non cazzeggiando inutilmente, ma
oziando in modo produttivo su qualche altra cosa che ci faccia sentire bene.
Credo comunque
sia importante riconoscere la procrastinazione per quello che è: il rifiuto per
qualcosa che viene percepito inutile, ininfluente, o comunque dannoso.
Per cui, prima
di stringere i denti e ripetersi ostinatamente "Nghhh... Devo
farlo!", sarebbe il caso di vedere se è proprio necessario, o se si può
delegare a qualcuno più specializzato, come un dipendente, un sottoposto, una
donna di servizio, o la fidanzata.
[immagini prese da Flickr (Luciana Ognibene), www.ipermind.com, Google immagini.
Le fonti complete le scriverò, chiaramente, domani]




Fantastico! Casca proprio a fagiuolo con le mia ansia-ho-appena-traslocato! Perché non ti iscrivi all'Associazione Uomini Casalinghi?? ;D Hanno scritto un libretto niente male, tipo Pulire al naturale, o qualcosa di simile. Io dopo aver digerito - poco - "pulizie veloci in 15 minuti " ho fatto una fantastica scoperta: il magico mondo di Flylady!!! Un sito al quale iscriverti (esiste la comunity italiana) che , tra le altre cose, ti invia ogni giorno il memorandum delle cose da fare creando piccole abitudini alla faccia del perfezionismo! Da provare!
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