3 luglio 2014

Puoi anche dire no!

… ma potresti anche dire “ che ne pensi se…?”
L’assertività, in fondo, potrebbe essere riassunta con questa domanda, presupposto di accordo tra le parti; per definizione infatti essa è la capacità di riconoscere e far valere i propri bisogni nel rispetto di quelli altrui. L’assertività, citando il libro “Puoi anche dire no!” di B.Bauer, G.Bagnato e M.Ventura, “ si pone infatti l’obiettivo di risolvere queste situazioni (n.d.r di conflitto) nel rispetto di sè stessi, consapevoli dei propri diritti. Allo stesso tempo, e qui sta la difficoltà, l’assertività richiede l’attenzione alla persona che si ha di fronte, allo scopo di mantenere una buona relazione.”.
E’ un termine divenuto ormai di moda, utilizzato in ambito relazionale, sia esso familiare, di coppia o lavorativo, che tuttavia stenta ancora ad essere compreso nel suo vero significato. 
Molti infatti confondono l’assertività con la capacità di “farsi valere”, di “dire le cose come stanno”, in un’accezione quasi aggressiva oppure ne parlano come di una tecnica di finissima manipolazione per il raggiungimento di uno scopo; l’assertività, al contrario, è un approccio molto attento alla dignità delle persone, al loro modo di sentire e pensare e certamente la persona assertiva “non è un campione di lotta verbale”! Altri ancora la ritengono semplicemente un’abilità comunicativa ma anche in questo caso l’analisi rischia di essere riduttiva: essere assertivi richiama certamente a competenze comunicative, presuppone autostima e un buon senso di autoefficacia; tuttavia richiede un guizzo creativo in più, quello sforzo mentale alla ricerca di una soluzione alternativa alle due  istanze degli attori, una soluzione, a volte di compromesso, positiva non solo per sé stessi ma anche per l’interlocutore e soprattutto per la relazione in prospettiva futura.
Quali sono quindi i presupposti di un atteggiamento assertivo?

- Essere chiari con se stessi circa i propri bisogni e desideri: “che cosa voglio esattamente?”
- La disponibilità a mettersi in gioco nella relazione, a rischio anche di dover rivedere relazioni importanti
- Avere una concezione positiva delle relazioni e delle persone che ne sono protagoniste e in    particolar modo avere fiducia in se stessi e nella propria capacità di dare un contributo alla relazione
- Riconoscere agli altri il diritto ad essere se stessi
- Disponibilità a gestire in modo positivo e costruttivo i conflitti e le divergenze di opinioni e   obiettivi

A questo punto, non dimenticare i tuoi diritti assertivi!

- Il diritto di decidere e di valutare il proprio comportamento, i propri pensieri, le proprie   emozioni e di essere il giudice di se stessi
- Il diritto di non offrire ragioni o scuse per il proprio comportamento
- Il diritto di decidere se si ha la responsabilità di trovare una soluzione ai problemi altrui
- Il diritto di cambiare idea
- Il diritto di sbagliare e di esserne responsabile
- Il diritto di dire “non lo so” o “non capisco” e di chiedere spiegazioni
- Il diritto di sentirsi liberi dall’approvazione degli altri
- Il diritto di essere illogici nel prendere decisioni
- Il diritto di NON ESSERE PERFETTI

2 commenti:

  1. Bel post! In ufficio anni fa (ai tempi d'oro) avevamo fatto un incontro in cui ci avevano parlato dell'assertività per gestire le problematiche lavorative... ovviamente la cosa è caduta là ma l'argomento mi aveva interessato.

    Anni dopo potrebbe essere il momento per riprendere la cosa! Se non ricordo male ce l'avevano definita come la capacità di comunicare in modo diretto e semplice senza dover attaccare e/o difendersi, con calma e fermezza, cervando eventualmente un punto d'incontro senza rinunciare alle proprie esigenze e senza attaccare quelle dell'altro (il "Riconoscere agli altri il diritto ad essere se stessi")

    ... una cosa da niente insomma!!!!!!! :|

    Credo si colleghi con la questione AUTOSTIMA ("[...] in particolar modo avere fiducia in se stessi e nella propria capacità di dare un contributo alla relazione") perchè senza una vera e buona stima di sè e delle proprie capacità non è possibile comunicare in modo tranquillo e sereno, senza aggredire o subire passivi, soprattutto se l'altro non cerca di essere assertivo a sua volta.

    Nel post si parla di "Disponibilità a gestire in modo positivo e costruttivo i conflitti e le divergenze di opinioni e obiettivi"
    In questi casi, come ci si dovrebbe comportare? Cioè se un collega (ma anche un estraneo -ad esempio un automobilista irritante-, uno sconosciuto al supermercato, o il partner?) in seguito a una divergenza di qualche genere finisce per farci sentire aggrediti e spinge a una risposta "devo difendermi o aggredirmi"?
    Quando cioè il nostro tentativo di esprimere le nostre opinioni in modo sereno e costruttivo viene spazzato via da una furia che a noi sembra irrazionale, e il tentativo di gestire la situazione in modo positivo viene ignorato?

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    1. Domandone difficile! Dunque...intanto penso che nel caso di sconosciuti con cui si entra in relazione per poco tempo sia difficile gestire un'aggressione assertivamente. Tuttavia bisogna ricordare che uno degli obiettivi del voler gestire la situazione in modo costruttivo è salvaguardare la relazione! Che relazione abbiamo con uno sconosciuto che per giunta ci aggredisce? Vogliamo mantenere tale relazione? Probabilmente no.... quindi in un certo senso forse vale anche poco la pena sprecare energie. Inoltre ci sono delle situazioni in cui un atteggiamento passivo o aggressivo è la scelta migliore che possiamo fare per proteggerci. Il libro è molto carino perché è pieno di esempi chiarificatori. Per quanto riguarda invece relazioni importanti, per es. con il partner, in caso di toni accessi, sfuriate e aggressività, credo che una possibilità sia proporre con tono calmo e deciso di rimandare la conversazione a quando gli amini si saranno calmati. Secondo me se si hanno delle competenze in analisi transazionale, almeno un po', è ancora più facile mantenere un comportamento assertivo: cercare di mantenere o riportare la comunicazione e le transazioni sul piano dell'Adulto facilita (e a sua volta è sostenuto da) un'atteggiamento assertivo.

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